E poi…

Esci dal tuo ufficio, è un giorno come tanti, devi passare a fare un po’ di spesa e in tintoria. Sulla porta del palazzo ti ferma la guardia. E’ un uomo sulla quarantina alto, magro, il viso pallido l’aria un po’ malaticcia e gli occhi cerchiati. Lo guardi meglio, ha le labbra sottili, anzi, praticamente non le ha. I capelli sono corti, sembrano tinti di scuro ma si vede che quello è il loro colore naturale, la fronte è alta. La divisa nera gli calza a pennello anche se lo rende ancor più giallognolo in volto. Lo vedi da mesi alla porta d’ingresso del palazzo, non tutti i giorni, avrà dei turni, pensi. Ha la voce calda e profonda senza nessuna cadenza particolare. Guardi le sue mani e ti aspetteresti le dita di un tabagista, invece no, le mani sono belle e le unghie arrotondate e ben curate. Pensi che potrebbe essere il cattivo in un film che parla di dittatura. Te lo immagini poliziotto sudamericano sadico durante gli estenuanti interrogatori del protagonista che verrà fatalmente ucciso oppure lo immagini crudele militare franchista durante la guerra civil del ’38. Mentre pensi a tutte queste cose insieme, ti senti soggiogato da una forma di attrazione che non ti sai spiegare.

Chiacchierate, vi scambiate banalità commentando che le giornate s’allungano ed è bello uscire alle sei di sera con la luce. Lo guardi nel profondo dei suoi occhi neri e senti i testicoli contrarsi leggermente, darti una piccola scossa, come uno smottamento inguinale.Se lo incontrassi per strada, se lo vedessi in una locale, non sprecheresti neanche uno sguardo, non lo noteresti neanche. Non è il classico bear più o meno muscoloso e barbuto o il cinquantenne brizzolato ben tenuto che tanto ti fanno gola. Non assomiglia neanche a quell’anziano professore di storia dell’arte che ti soggiogò per un intero fine settimana spiegandoti così bene la potenza e la grandiosità di Caravaggio.

Ora sei nel tuo soggiorno. Hai salutato la guardia, non conosci neanche il suo nome, hai proseguito per la tua strada, sei passato dal supermarket e hai ritirato le camice lavate e stirate. Arrivato a casa ti sei scaldato gli avanzi: pollo e peperoni. Hai mangiato avidamente bevendo un buon bicchiere di rosso poi ti sei fatto un decaffeinato con la moka.

Ora sei sul divano, ti rilassi, non accendi la televisione, ascolti i rumori della città che filtrano dalle finestre ed ecco che ripensi a lui. Non aveva la fede al dito, cerchi di ricordare come avesse i denti; rovinati o meno. Torni indietro con la mente e rivedi il suo sorriso e, no, i denti erano di un bianco smagliante.Lo pensi da solo nella guardiola del parcheggio sotterraneo durante il turno di notte e ti immagini lì con lui.

Ti sei seduto sulle sue gambe ed inizi a slacciargli il colletto della camicia e i pantaloni della divisa. E’ praticamente glabro, solo qualche pelo intorno all’ombelico, un accenno di pettorali ed i capezzoli piccoli e scuri . Gli sfili i pantaloni  porta degli slip di filo di scozia azzurri, non pensavi ne esistessero ancora in giro. Il ripieno è più che invitante intuisci che sia barzotto per il momento. Anche le gambe sono toniche, leggermente pelose, indossa calzini lunghi neri, probabilmente fanno parte della divisa. Si leva la giacca, poi la camicia d’ordinanza. E’ leggermente sudato il suo afrore ti dà alla testa. Lui non parla ma tu sai esattamente cosa fare.

E poi… ti metti comodo sul divano, ti slacci i pantaloni ed inizi lentamente a toccarti.